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Mutuo variabile, i mutui a tasso variabile

Il mutuo a tasso variabile vede la presenza di un tasso di interesse che non rimane fisso e invariato nel tempo (come nel caso del mutuo fisso), ma che può cambiare in funzione di alcuni parametri di mercato, opportunamente specificati all’interno del contratto.

Il soggetto che ricorrerà ad un mutuo a tasso variabile non può dunque disporre della certezza che il tasso di interesse associato al finanziamento, e quindi l’ammontare delle rate da corrispondere all’istituto mutuante, rimanga il medesimo fino all’estinzione del debito. In presenza di un'inflazione crescente, infatti, il tasso di interesse e la rata del mutuo tenderanno a crescere, mentre di fronte ad una diminuzione dei tassi e dell’inflazione si potrà assistere ad una riduzione dell’entità delle rate da versare all’istituto di credito.

La componente di rischio legata al mutuo a tasso variabile è ad ogni modo compensata dalla presenza di un tasso iniziale applicato al mutuo più contenuto rispetto a quello previsto da un mutuo con tasso di interesse di tipo fisso.

Per la determinazione del tasso di interesse di un mutuo a tasso variabile le banche fanno riferimento ad un parametro conosciuto come Euribor (Euro Inter Bank Offered Rate), un indice aggiornato con cadenza quotidiana che misura il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie tra le principali banche dell’UE. L’Euribor rappresenta, in sostanza, un valore particolarmente affidabile sull’attuale costo del denaro, motivo per cui è considerato il principale parametro di indicizzazione dei mutui a tasso variabile.

Analogamente a quanto visto con l’Eurirs nel caso del mutuo a tasso fisso, è possibile individuare la presenza di differenti tipi di Euribor, principalmente distinti sulla base della durata e il divisore.

In merito al discorso durata, si può ad esempio rilevare la presenza dell’Euribor a un mese, dell’Euribor a due mesi, dell’Euribor a quattro mesi e così via, sulla base della durata del deposito. In presenza di un mutuo offerto con cedola trimestrale, la banca potrà quindi riferirsi all’Euribor a tre mesi, di fronte ad un mutuo offerto con cedola semestrale l’istituto di credito potrà tenere in considerazione l’Euribor a sei mesi, e così via. L’ammontare del tasso applicato risulta fortemente condizionato dalle attese sui mercati: in presenza di aspettative di aumento, i tassi Euribor riferiti a durate più lunghe tenderanno ad essere più elevati rispetto a quelli associati a durate più brevi, in presenza di aspettative di ribasso tenderà a verificarsi il fenomeno opposto.

Un altro elemento di distinzione del tasso Euribor consiste poi nel divisore (360 o 365), che dipende dalla decisione della banca di riferirsi all’anno civile (365 giorni) o all’anno commerciale (360 giorni). Il divisore incide, sia pur in maniera piuttosto marginale, sul calcolo del tasso di interesse: a parità di altre condizioni, un Euribor base 360 sarà quindi di qualche centesimo più alto rispetto ad un tasso base 365.

Anche nel caso del tasso di interesse variabile è poi prevista la presenza di uno spread, un valore che corrisponde al guadagno della banca e che, sommato al parametro di indicizzazione di riferimento (l’Euribor), concorre a determinare il tasso di interesse applicato al mutuo a tasso variabile.

In linea di massima, il tasso di interesse variabile di un mutuo è il risultato della seguente equazione:

Tasso di interesse variabile = Euribor (a x mesi) + spread

Un concetto importante nel caso dei mutui a tasso variabile è quello delle cosiddette date di revisione, specifici periodi previsti dalla banca in cui si procede alla rilevazione dell’Euribor e all’aggiornamento del tasso di interesse associato al finanziamento. Pur essendo quindi l’Euribor un parametro aggiornato e divulgato con cadenza quotidiana dalla Federazione Bancaria Europea, è solo in presenza delle suddette date di revisione che la banca procederà alla rilevazione del parametro di indicizzazione ed all’aggiornamento del tasso di interesse e unicamente in corrispondenza di tali date il mutuatario potrà osservare gli effetti dell’andamento del mercato sul valore delle rate da pagare. Non necessariamente esiste una corrispondenza tra scadenza delle rate del mutuo e le date di revisione fissate dalla banca: è ad esempio possibile la contemporanea presenza di rate trimestrali e date di revisioni con cadenza semestrale.




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